Dal dopoguerra

Storia - Il dopoguerra


Come ripartire da zero, facendo tesoro solo dei ricordi


Fine della guerra e delle drammatiche vicende alle quali il Lario ancora una volta ha fatto da sfondo. L'Aero Club non esiste più, la flotta non esiste più (c'è chi dice che sia stata affondata a mitragliate). Tutto ciò che resta è un hangar vuoto. Ma a poco a poco la voglia di volare ritorna e, grazie alla buona volontà e all'impegno economico di pochi ma validi ed entusiasti sostenitori, l'Aero Club Como rinasce e riesce a ricostituire una piccola flotta. Gli aerei di questo periodo sono ancora i Caproncini (non quelli esistenti prima della guerra, ma quelli riacquistati qui e là in Italia) e i piccoli Macchi MB 308. A questi si aggiunge per alcuni anni un anfibio Republic Sea Bee, usato da un'azienda che intende offrire al pubblico voli di piacere. Negli anni '60 giunge a Como il primo Piper PA 18 e successivamente i Cessna 150. Negli anni '70 la flotta si completa con un primo anfibio Lake Buccaneer e poi, negli anni '80 e '90, vengono acquisiti i Cessna 172 per la scuola di volo e gli anfibi Maule M7, Cessna 180 e 185 e Lake Renegade. A partire dai primi anni '80 gli anfibi di Como incominciano a compiere viaggi sempre più lunghi in Italia, in Europa e nel bacino del Mediterraneo, viaggi che verranno in seguito compiuti anche con gli idrovolanti, malgrado le difficoltà dovute al fatto di potersi posare esclusivamente su acqua.


Un hangar vuoto

Nell'immagine parete dell'hangar che reca ancora il disegno delle insegne della compagnia militare americana di stanza a Como, che occupava l'hangar per le sue necessità. Si intravvedono a fatica le sagome di vari Mikey Mouse (Topolino).

La flotta degli anni '50

In questa immagine, ripresa dall'alto, è visibile la flotta dall'Aero Club Como negli anni '50: 2 Macchi MB 308 (detti Macchini), un Caproni CA 100 e il Republic Sea Bee.

 

Il Caproni

L'aereo è ormai vecchio, ma svolge la sua importante funzione come aereo-scuola sulle acque del Lario.

Il Macchi MB 308

Piccolo e compatto, economico, costruito in legno, estremamente solido, con un unico punto di debolezza nella struttura dei galleggianti, il Macchino era usato per la scuola di volo ed era in grado di compiere parecchie manovre acrobatiche.

Il Sea Bee

Il Sea Bee era un anfibio da 4 posti con motore da 215 cavalli.

 

Il Piaggio P 136

Unico bimotore che sia mai stato di base a Como, il cosiddetto Piaggione aveva 5 posti ed era identico all'aereo che Onassis usava per portarsi dalla città di Atene al suo panfilo e viceversa.

Il Lake Buccaneer

Questo modello, di cui l'Aero Club possedette tre esemplari (I-BUKA, I-AIIA e I-COMM) fu l'anfibio che, negli anni '70 e '80, permise ai piloti del Club di compiere importanti viaggi e di fare conoscere in Italia e in Europa l'esistenza dell'Aero Club Como.


Con esso fu effettuato un raid a Capo Nord. L'aereo fu anche portato a Parigi per consentire la sua certificazione in Francia.
Con esso i piloti di Como parteciparono a tre "Giri aerei d'Italia".

Il Maule M7, i Cessna anfibi e il Lake Renegade

Anfibio dalle eccezionali prestazioni e dal proverbiale comportamento marino, il Maule (in alto) fu utilizzato in un importante raid postale da Roma a Parigi, in occasione del bicentenario della Rivoluzione Francese.


L'Aero Club possedette anche il Cessna 185 I-AGEL (al centro, all'aeroporto di Alborg, in Danimarca)e in seguito il Cessna 180 I-DEPI.


La flotta a disposizione dei piloti comaschi si arricchì infine di un Lake Renegade (in basso). Aereo di proprietà dell'Idrovoli s.r.l., ora in esercenza al Club, permise di compiere importanti missioni, quali la partecipazione a numerose manifestazioni aeree, la realizzazione di uno spot pubblicitario per la Nestlé nel Mar Egeo e viaggi di vario genere, a Tunisi, in Croazia, a Parigi in Croazia e in molte altre città europee.

Aerei d'epoca sull'Idroscalo di Como

In alto, il Caproni CA 100 I-ABOU. Restaurato da Gerolamo Gavazzi, fu ospitato per vari anni nell'hangar dell'Aero Club Como. L'immagine lo ritrae con un altro capolavoro degli anni '30, il cosiddetto "Transatlantico", progettato dal celebre architetto comasco Giuseppe Terragni, massimo esponente della corrente razionalista.


In basso, Savoia Marchetti S 56 restaurato dall'americano "Buzz" Kaplan e portato in un tour europeo dallo stesso pilota-proprietario. L'immagine lo ritrae tra i pontili dell'Idroscalo di Como.